Cinque domande scomode ai protagonisti di Letterature senza esercito
Nell’Apologia di Socrate, Platone affida a Socrate una delle immagini più celebri della filosofia antica: quella del tafano.
Socrate paragona la città di Atene a un grande cavallo, nobile e possente ma, proprio per la sua mole, un po’ torpido e incline ad assopirsi. Il suo compito, dice, è quello del tafano: pungere la città, scuoterla, costringerla a interrogarsi e a non accomodarsi troppo nelle proprie certezze.
Da questa immagine prende il nome Il Tafano, una rubrica di Connessioni che rivolge cinque domande scomode ai protagonisti di Letterature senza esercito.
Cinque domande brevi, dirette e volutamente scomode. Non per mettere in difficoltà l’intervistato, ma per pungere qualche certezza e sottrarsi alle formule promozionali e alle risposte già preparate: il libro come “viaggio”, la scrittura come “sfida”, il progetto nato da “un’urgenza”, il romanzo che “aveva bisogno di essere scritto” e, naturalmente, l’immancabile “libro necessario”.
Il Tafano prova invece a chiedere qualcosa a cui sia un po’ più difficile rispondere per automatismi.
Le cinque domande sono uguali per tutti gli autori: proprio per questo, risposta dopo risposta, Il Tafano vuole costruire anche un piccolo osservatorio sul modo in cui oggi gli scrittori pensano la letteratura, la lettura, il proprio lavoro e il rapporto con il pubblico.
Intervista N° 4 a Filippo Golia su Senza mai darsi pace. Vita e poesia di Assunta Finiguerra
1. In una biblioteca ci sono Proust, Kafka, Virginia Woolf, Han Kang, Annie Ernaux, Olga Tokarczuk, Cărtărescu, Roberto Bolaño e migliaia di altri. Perché qualcuno dovrebbe togliere tempo a loro per leggere proprio il tuo libro?
È bene alternare l’ignoto al noto.
2. Tra gli scrittori circola un certo disprezzo per la letteratura italiana contemporanea: molti dichiarano tranquillamente di non leggerla. Tu la leggi? Se sì, consigliaci almeno tre titoli di autori italiani nati dopo gli anni Sessanta. Se no, perché un lettore dovrebbe fare con te l’eccezione che tu non fai con gli altri?
L’infanzia di Hans – Lo splendore di Pier Paolo Di Mino
In comode rate di Beatrice Zerbini
Sulla riva dei corpi e delle anime di Gabriele Galloni
3. Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro e quanto, invece, a riscriverlo? Qual è la cosa migliore che hai avuto il coraggio di buttare via?
Due anni a scriverlo, ricerche comprese; due anni a cercare un editore. Pochi mesi per riscriverlo in editing.
Ho eliminato i collegamenti della storia che ho raccontato con La parte dei delitti, in 2666 di Roberto Bolaño. Resta solo il legame (fantasmatico) tra Assunta Finiguerra e il romanzo I detective selvaggi.
4. Qual è il difetto del tuo libro che una recensione amica probabilmente non scriverebbe?
Un eccesso di riferimenti letterari.
5. Immagina di poter tornare indietro nel tempo, all’istante prima di cominciare a scrivere. Sai già che il tuo libro venderà soltanto cento copie, non vincerà premi e non ti procurerà nessun invito. Lo scrivi lo stesso?
Si scrive per regolare i conti con se stessi. Si viene letti per caso e sempre fraintesi.
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