IL TAFANO. INTERVISTA N° 3 A LUCA RICCI

Pubblicato il 16 ottobre 2026 alle ore 06:42

IL TAFANO. INTERVISTA N° 3 A LUCA RICCI

Cinque domande scomode ai protagonisti di Letterature senza esercito

Nell’Apologia di Socrate, Platone affida a Socrate una delle immagini più celebri della filosofia antica: quella del tafano.

Socrate paragona la città di Atene a un grande cavallo, nobile e possente ma, proprio per la sua mole, un po’ torpido e incline ad assopirsi. Il suo compito, dice, è quello del tafano: pungere la città, scuoterla, costringerla a interrogarsi e a non accomodarsi troppo nelle proprie certezze.

Da questa immagine prende il nome Il Tafano, una rubrica di Connessioni che rivolge cinque domande scomode ai protagonisti di Letterature senza esercito.

Cinque domande brevi, dirette e volutamente scomode. Non per mettere in difficoltà l’intervistato, ma per pungere qualche certezza e sottrarsi alle formule promozionali e alle risposte già preparate: il libro come “viaggio”, la scrittura come “sfida”, il progetto nato da “un’urgenza”, il romanzo che “aveva bisogno di essere scritto” e, naturalmente, l’immancabile “libro necessario”.

Il Tafano prova invece a chiedere qualcosa a cui sia un po’ più difficile rispondere per automatismi.

Le cinque domande sono uguali per tutti gli autori: proprio per questo, risposta dopo risposta, Il Tafano vuole costruire anche un piccolo osservatorio sul modo in cui oggi gli scrittori pensano la letteratura, la lettura, il proprio lavoro e il rapporto con il pubblico.

Intervista N° 3 a Luca Ricci su Foglie d’acero

1. In una biblioteca ci sono Proust, Kafka, Virginia Woolf, Han Kang, Annie Ernaux, Olga Tokarczuk, Cărtărescu, Roberto Bolaño e migliaia di altri. Perché qualcuno dovrebbe togliere tempo a loro per leggere proprio il tuo libro?

Perché nessun testo letterario è indispensabile. Posso fare una esperienza totalizzante fermandomi solo ai classici greci e latini oppure, all’opposto, prendendo in considerazione unicamente la modernità. Non c’è un percorso di lettura uguale per tutti i lettori, per fortuna.

2. Tra gli scrittori circola un certo disprezzo per la letteratura italiana contemporanea: molti dichiarano tranquillamente di non leggerla. Tu la leggi? Se sì, consigliaci almeno tre titoli di autori italiani nati dopo gli anni Sessanta. Se no, perché un lettore dovrebbe fare con te l’eccezione che tu non fai con gli altri?

Ne consiglio tre viventi, mi sembra un discrimine abbastanza rilevante: Giorgio Falco, Francesco Permunian, Marta Cristofanini.

3. Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro e quanto, invece, a riscriverlo? Qual è la cosa migliore che hai avuto il coraggio di buttare via?

Trattandosi di racconti, non l’ho riscritto una volta sola ma più volte. Le riscritture sono diverse a seconda del racconto, e spesso subentrano quando il singolo racconto subisce un passaggio “editoriale”, per esempio da Lit blog a giornale, da giornale a libro e così via.

4. Qual è il difetto del tuo libro che una recensione amica probabilmente non scriverebbe?

Non ho amici nel mondo editoriale, se Dio vuole: non ti stroncano ma neppure ti elogiano. Un amico in fondo non è che un critico inibito. Peggio degli amici però ci sono le recensioni dei cosiddetti mentori, quelli che pensano di averti “scoperto” o “aiutato”: in quel caso in un paio di occasioni sono incappato in pezzi incapaci di vedere il testo, ottusamente paternalistici. Non ho risposto, ne sono consapevole, però a mia discolpa cito un altro mio libro intitolato “I difetti fondamentali”. Bisogna aggiungere altro?

5. Immagina di poter tornare indietro nel tempo, all’istante prima di cominciare a scrivere. Sai già che il tuo libro venderà soltanto cento copie, non vincerà premi e non ti procurerà nessun invito. Lo scrivi lo stesso?

Sono uno scrittore di racconti, certo che lo scrivo lo stesso.

 

Luca Ricci sarà con noi il 26 ottobre per “La città invisibile”, con una passeggiata letteraria nel quartiere Prati e la presentazione di Foglie d’acero al BiblioBar, in dialogo con Pier Paolo Di Mino.

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